Servizi pubblici e canoni per l’installazione di impianti di telefonia

di Maurizio Lucca

La seconda sez. bis Roma del T.A.R. Lazio, con la sentenza del 2 ottobre 2019, n. 11489, ridimensiona le posizioni di molte Amministrazioni locali che in forza di una concessione – contratto percepivano canoni per l’uso del suolo finalizzato all’istallazione di antenne di telefonia (servizio universale) (1) , senza parametrare il valore concessorio alla semplice occupazione di spazio pubblico (in relazione alle eventuali agevolazioni).

In termini diversi, si pone fine al conflitto delle clausole convenzionali, inserite d’impulso dalle Amministrazioni locali, con le previsioni dettate dal legislatore: il corretto ammontare del canone è una conseguenza indiretta e riflessa della riconduzione della concessione alle ipotesi, di cui agli artt. 93 del D.lgs. n. 259/2003 e art. 12, comma 3, del D.lgs. n. 33/2016: nessun onere aggiuntivo rispetto quanto previsto dalla legge.

Le norme evocate disciplinano l’ipotesi in cui l’installazione di apparati di telecomunicazioni debba avvenire su beni di proprietà pubblica, ed entrambe perseguono la finalità di agevolare l’installazione di nuovi impianti di comunicazioni elettroniche, impedendo che gli operatori del settore – per poter conseguire la disponibilità dei beni pubblici e delle infrastrutture occorrenti – siano costretti a subire condizioni inique o discriminatorie (2) .

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