Utility e stakeholder a confronto: quali sfide per i Servizi Pubblici del futuro

di Stefano Pozzoli
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‘Utility e stakeholder a confronto: quali sfide per i Servizi Pubblici del futuro’: è il tema su cui si riflette oggi, 16 maggio, al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci a Milano, ad un convegno che è stato organizzato in occasione della 40a Assemblea generale Confservizi CISPEL Lombardia.

Nel corso del convegno, promosso da Utilitalia e Confservizi Lombardia, insieme a Confservizi Piemonte-Val d’Aosta e Confservizi Liguria, viene illustrata una ricerca di Utilitatis e Ref sui servizi pubblici locali del Nord-Ovest, studio nel quale si mette in evidenza come il mondo delle Utilities sia rappresentato, nell’area, da oltre 500 imprese che da sole producono il 3% del PIL locale e l’1% di quello nazionale.

Sono circa 550 le società delle Public Utilities del Nord-Ovest, di cui poco più di 300 a partecipazione diretta dei comuni, e fatturano nel loro complesso ben 17 miliardi di euro, realizzano investimenti per 1,6 miliardi di euro ed occupano 42.000 persone.

Si deve notare che il quadro delle imprese del comparto è molto eterogeneo ma che le prime 14 società per patrimonializzazione realizzano da sole quasi il 70% del valore della produzione, occupano il 61% degli addetti e presentano margini operativi lordi decisamente ottimi e tali da metterle in grado di finanziare piani degli investimenti tanto ambiziosi quanto necessari, in un contesto che consente di prestare servizi efficienti a fronte di tariffe competitive.

Nel Nord-Ovest giocano certo un ruolo importante le grandi società del settore (le prime 14 società per patrimonializzazione realizzano da sole quasi il 70% del valore della produzione ed occupano il 61% degli addetti) è pur vero che una delle caratteristiche del territorio è il modello diffuso e mediamente efficiente di aziende degli enti locali.

Lo studio, per altro, rappresenta un Nord Ovest certo più vicino agli standard europei di quanto non lo sia il resto del Paese, ma nel quale la crisi ha comunque lasciato un segno, e che deve recuperare il tempo perduto in termini di investimenti.

Da questo punto di vista viene da chiedersi se sia sufficiente l’impulso dato dal legislatore con il Testo Unico Madia o se, invece, sia venuto il momento di smettere di guardare a questo mondo con gli occhiali magari necessari ma comunque parziali delle regole di finanza pubblica, e non occorra invece iniziare a riflettere su una strategia industriale di lungo periodo, che preveda interventi concreti per favorire ed incentivi gli investimenti delle Public Utilities, il cui indebitamento, per altro, presentano il non piccolo vantaggio “contabile” di non rientrare nel debito pubblico.

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