Dieci anni di TUSP: una riflessione convegnistica a Bologna

Intervento conclusionale nel convegno “Dieci anni di TUSP. Una riflessione”, Comune di Bologna, 7 maggio 2026

Marcovalerio Pozzato 18 Maggio 2026
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Le autorevoli relazioni succedutesi nel convegno hanno concordemente evidenziato le risultanze di un bilancio critico, fra luci e ombre, del Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, tra razionalizzazione, controlli, equilibri pubblico/privato.
Il confronto fra accademia, magistratura, enti locali e governance societaria ha posto in rilievo una domanda fondamentale: l’esperienza decennale del Testo Unico manifesta un radicale invecchiamento oppure l’opportunità di adeguamenti in un quadro di prospettive evolutive?

Nel cercare di evidenziare il filo logico che ha legato gli interventi odierni, parrebbe di poter dare un giudizio positivo, nel complesso, del vigente quadro ordinamentale, a condizione che vengano considerati alcuni punti di snodo particolarmente meritevoli di rivisitazione in sede normativa.

A dieci anni dall’entrata in vigore del D. Lgs. 19 agosto 2016, n. 175, il Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica si presta a una riflessione non soltanto ricostruttiva, ma anche valutativa, rappresentando un incisivo intervento vòlto a ricondurre a sistema il rapporto, storicamente problematico, tra amministrazioni pubbliche e forma societaria, ponendosi l’obiettivo di eliminare l’uso improprio dello strumento societario (ponendolo in uno scenario di economicità e valorizzando il divieto di soccorso finanziario da parte degli Enti conferenti), rafforzare la trasparenza, contenere la spesa e ricondurre la partecipazione pubblica entro confini di stretta correlazione con le finalità istituzionali.

Nel passato decennio, il Testo unico ha avuto una significativa influenza sulle pratiche amministrative: laddove in precedenza venivano create compagini societarie senza un preciso business plan (quasi fosse una moda), la normativa del 2016 ha imposto verifiche periodiche, vitalizzando  l’onere della coerente motivazione, inserendo a sistema un controllo delle Sezioni territoriali della Corte dei conti (non esercitato uniformemente sul territorio nazionale) e  prevedendo un ruolo di monitoraggio del Ministero dell’economia e delle finanze.

Il chiaro significato della riforma, applicato anche alla concreta esperienza, è che agli enti territoriali non è più consentito riversare risorse pubbliche senza perdere queste ultime di vista, attivando fra l’altro inutili dinamiche assunzionali: le Amministrazioni sono tenute a verificare costantemente la coerenza della dotazione patrimoniale pubblica con i servizi effettivamente resi in favore dei cittadini.

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