Piccole confessioni dal Decreto Semplificazioni 2021 per rifiuti urbani, servizi pubblici e tariffa

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A cura di Alberto Pierobon

Anche il recentissimo decreto legge 31 maggio 2021, n. 77 recante Governance del Piano nazionale di rilancio e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure” assommato (per come si può…) alla normativa sui rifiuti di cui al d.lgs. 3 aprile 2006, n.152 (c.d. “codice dell’ambiente” o “CA”) nelle successive integrazioni di cui al d.lgs. 3 settembre 2020, n. 116 danno – più che – l’impressione di un disegno che prende a pretesto la c.d. “economia circolare”, in realtà mirante a una industrializzazione del ciclo dei rifiuti tramite aggregazioni, fusioni, raggruppamenti di imprese in grandi dimensioni.

Proviamo a dimostrare tanto con un esempio concreto, una volta tanto alla “rovescia”, cioè prendendo ad esempio ed analisi un caso di eccellenza di un Ambito Territoriale Ottimale (ATO) di dimensione provinciale che soddisfa il principio di autosufficienza gestionale e che già ha raggiunto gli obiettivi di raccolta differenziata (art. 205 del CA) e di riutilizzo e riciclaggio (art. 181 e 205-bis del CA).

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