Quasi mille persone fisiche coinvolte, 490 operatori economici, 212 stazioni appaltanti e almeno 533 contratti sotto la lente degli inquirenti. Questa la fotografia che emerge dal rapporto dell’Autorità Nazionale Anticorruzione dedicato alla corruzione negli appalti pubblici in Italia tra il 1° gennaio 2020 e il 15 maggio 2026.
Numeri tutto sommato modesti, considerando l’arco temporale.
L’analisi ANAC contiene però un’avvertenza fondamentale: non pretende di misurare la reale dimensione della corruzione in Italia. Il rapporto considera esclusivamente gli atti e i procedimenti penali comunicati all’Autorità e costruisce un quadro aggregato dei fenomeni emersi nel settore degli appalti.
Si tratta quindi di una fotografia dei casi conosciuti e trasmessi all’ANAC, non di una classifica generale della corruzione italiana. Inoltre, gran parte delle fattispecie richiamate è ancora oggetto di contestazione in procedimenti non arrivati a sentenza definitiva, con la conseguente e necessaria applicazione del principio di presunzione di innocenza.
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Corruzione e appalti. La fotografia dell’ANAC ed una riflessione conclusiva
Turbative di gara e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio sono le contestazioni più frequenti. I Comuni rappresentano quasi la metà delle stazioni appaltanti coinvolte. Sicilia e Campania guidano la distribuzione territoriale dei casi esaminati.
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